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Karma ricompensa o punizione "divina"?

Aggiornamento: 2 lug 2021

Il Karma che in sanscrito vuol dire atto o azione fa riferimento all’energia dell’azione, l’atto degli esseri senzienti che muove verso un fine in relazione al principio di causa-effetto che vincola gli esseri al “Samsara“, cioè al ciclo della vita, morte e rinascita.

La legge karmica sostiene che le azioni sono cause e conseguenze di altre azioni, quindi non esiste nulla di casuale ma ogni cosa è interconnessa in un intreccio di legami causa-effetto.

Il Karma che in sanscrito vuol dire "atto o azione", fa riferimento all’energia dell’azione, l’atto degli esseri senzienti, che muove verso un fine, in relazione al principio di causa-effetto che vincola gli esseri al “Samsara“, cioè al ciclo della vita, morte e rinascita. La legge karmica sostiene che le azioni sono cause e conseguenze di altre azioni, quindi non esiste nulla di casuale ma ogni cosa è interconnessa in un intreccio di legami causa-effetto. Negli yoga sutra, uno dei testi base dello Yoga, il Karma è influenzato dagli stati di sofferenza (klesha), che sono: Ignoranza spirituale (avidya) Ego (asmita) Attaccamento (raga) Avversione (dvesa) Volontà di vivere (abhinivesha). Più volte Patanjali tocca questo argomento e spiega che le azioni di uno yogi non dovrebbero provocare ripercussioni future, in questo modo si può evitare la sofferenza futura. “La sofferenza che non è ancora venuta deve essere evitata.” Yoga Sutra 2.16 e prosegue affermando “il karman di uno yogi non sono ne bianche (positive) ne nere (negative): quello degli altri è (invece) di 3 tipi esse sono miste per gli altri.” Yoga Sutra 4.7 Nero, è del malvagio, che agisce per personale tornaconto a scapito di chi gli sta attorno. Bianco, quello degli uomini virtuosi, che attuando pratiche di interiorizzazione producono effetti su loro stessi senza arrecare danni ad alcuno. Nonostante ciò comunque si produce karman in quanto si agisce con un fine che è il trarne vantaggio nella vita futura. Bianco e nero, si arreca alle persone attraverso le azioni, di volta in volta benevole o malefiche, guidati dall’attaccamento o dall’avversione. “Le azioni miste danno luogo a impressioni latenti (vasanas) che successivamente produrrano conseguenze dipendenti dalle impressioni stesse.” Yoga Sutra 4.8 Nè bianco nè nero è quello dello yogin che ha fatto voto di rinuncia al frutto delle proprie azioni, e le cui klesa sono state tolte. Vivrà in modo consapevole la sua ultima rinascita non ha attaccamento nelle azioni ne aspettative su di esse. “avendo abbandonato l’attaccamento al frutto dell’azione, sempre soddisfatto, indipendente, pur agendo egli non compie in realtà alcuna cosa. Senza nulla desiderare, il pensiero e la mente controllati, abbandonando ogni possesso, agendo solo con il copro non sottostà al peccato” (Bhagavad Gita IV, 20-21) Il termine “Karma“, adeguamento del termine sanscrito “Karman“, viene dalla radice “Kr” il cui significato è “fare“, “agire“, ma questo termine ha un numero ampio di implicazioni filosofiche e religiose che, a seconda dell’ambito, cambiano il suo utilizzo nel significato. Il Karma o Karman non è solo l’azione fine a se stessa, ma l’insieme delle azioni compiute nel pensiero, nel corpo, nella parola e nello Spirito di un essere senziente, sia in tutte le sue vite, sia in ogni vita, ciò ne determina la successiva rinascita. Inoltre il Karma è anche azione Universale, cioè un equilibrio di energie per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, come cita il terzo principio della dinamica di Newton. Quindi il significato del Karma, in questo senso, è la legge di interconnessione di tutte le cose e per cui, ciò che “fai” lo fai a te stesso, tutto ciò che dai all’esterno, ritorna in qualche modo a te, se non in questa vita sicuramente nella futura. Quante volte abbiamo sentito dire o ci siamo detti, “chissà cosa avrò fatto in una vita precedente per meritarmi questo”; bene già una simile presa di coscienza ci porta a prendere più seriamente le nostre attuali azioni al fine di seminare bene per una crescita futura, se in questa vita ci troviamo ad affrontare sofferenze e difficoltà iniziamo a pensare più in grande senza I limiti temporali di una vita, ma andando oltre; le “disavventure” sono un’opportunità per pulire il nostro Karma e creare un terreno fertile per una vita futura più luminosa…difficile da accettare vero? si molto concordo, ma non è impossibile, sarà che a me le sfide sono sempre piaciute, ma credo che le più difficili che affronto sono quelle con il mio essere ora, leggere le difficoltà come “opportunità di crescita” mi richiede un grande sforzo, richiede calma pazienza amore, che spesso sono difficili da trovare, ma mi ripeto il mantra del mio maestro “ci provo! cerco di fare il meglio che posso”. Ma allora se ho commesso delle ingiustizie, delle azioni “negative” in un’altra vita sarò punito in questa? O al contrario, se ho commesso azioni ”positive” nella mia vita passata, in questa attuale avrò una “ricompensa”? Non è proprio così! Se hai notato, ho messo sempre tra virgolette azioni “positive” e “negative” perché non esiste davvero qualcosa di positivo o negativo realmente, ma solo nella illusoria dualità in cui viviamo. E questa dualità ci serve per fare esperienza di noi stessi. Questa esperienza è quello che in Occidente chiamiamo “destino” che può essere visto come sinonimo dell’orientale Karma, che spesso immaginiamo come qualcosa di statico. Ma non lo è affatto. Il destino o Karma è plasmabile attraverso la comprensione che, ciò che succede fuori di te è specchio di ciò che sei dentro, che siano in “... pensieri opere e/o missioni..” Quindi, prendendo consapevolezza di te stesso, ti dai la possibilità di cambiare il tuo Karma o destino. ma come si prende consapevolezza di se stessi? Allo sguardo esterno posso sfuggire o mentire, ma esiste uno spettatore dal quale non si può scappare “me stesso” … ognuno di noi nel suo profondo sa quali sono le proprie verità e miserie e ognuno sa in cuor proprio cosa determinerà una crescita o un demerito, anche se la “passiamo liscia” ora e con il mondo circostante, sappiamo dentro di noi la “verità”... per fortuna direi!!! allora perchè sfuggire dal conoscersi? le paure non creano gli eroi le paure non danno la felicità, prendiamo un atto di coraggio e iniziamo a lavorare su di noi cercando di fare il meglio che possiamo. Io uso il tappetino come palestra di vita per scoprire le mie miserie e capire cosa di buono posso fare, sembra riduttivo, ma imparando a leggere il nostro corpo come materiale e rudimentale esternazione dell’essere, scopriamo tanto… ma questo sarà argomento di un’altro articolo!

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